Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Continuando a visitare il sito ne accetti l'uso Informazioni Ok

L'importanza nella precocità d'intervento nella paralisi facciale

 

 

 

Che cos’è la paralisi facciale?   

La paralisi facciale o paralisi di Bell è una forma di paralisi facciale in conseguenza alla disfunzione del VII

nervo cranico o nervo faciale, che provoca l’incapacità di controllare i muscoli del viso dal lato colpito.

Il nervo faciale è un nervo prevalentemente motorio che innerva la muscolatura mimica del volto. Oltre a questo il VII controlla anche la lacrimazione.

 

Tale patologia è di circa venti casi ogni centomila abitanti e la stessa aumenta con l’aumentare dell’età. In alcuni casi si è riscontrata una eredità di tipo familiare allo sviluppo di questa problematica.

La paralisi di Bell colpisce le donne in gravidanza con una frequenza tre volte più elevata rispetto alle donne non gravide. Si ritiene inoltre che vi siano una probabilità quattro volte superiore che tale problema colpisca un soggetto diabetico rispetto un elemento sano.

Molteplici condizioni possono causare questo tipo di problematica, ad esempio un tumore cerebrale, l’ictus e la malattia di Lyme. Alcuni studi suggeriscono che la manifestazione patologica possa essere preceduta da un trauma, da fattori ambientali, da disturbi metabolici o emozionali questo può ricollegare a fattori come lo stress in genere e a stress emotivi, ambientali come ad esempio l’esposizione al freddo o stress fisici che possono riguardare alcuni traumi.

 

Come riconoscerla?

Si assiste ad una trasformazione del viso: la metà colpita perde il tono muscolare e movimenti quotidiani molto semplici diventano estremamente difficili e a tratti impossibili ad esempio come corrugare la fronte, arricciare il naso, chiudere gli occhi, masticare, sorridere e per finire anche il parlare viene compromesso. L’incapacità funzionale mette il soggetto in uno stato d’allarme e la nostra emotività prende il sopravvento gettandoci nel panico o entrano in uno stato di depressione.

 

Cosa fare quando si verifica?

Non appena si manifesta l’episodio bisogna rivolgersi ad un medico, iniziare una cura farmacologica, effettuare una elettromiografia e iniziare tempestivamente un ciclo di fisioterapia.

 

Cosa può fare la fisioterapia contro la paralisi di Bell?

Gli approcci fisioterapici sono molteplici. Il nostro consiglio è un approccio manuale e non legato assolutamente a elettrostimolatori.

Il trattamento indicato prende il nome di F.N.P. ( facilitazioni neuro-cinetiche progressive). Tale metodica nasce negli Stati Uniti negli anni ’50 e nel corso degli anni si è arricchita di eccellenti evoluzioni metodologiche frutto di ricerche neurofisiologiche, portando risultati eccellenti su varie tipologie di pazienti affetti da patologie neurologiche, ortopediche e su traumi di natura sportiva. Questo tipo di tecnica serve ad indurre nel lato leso il movimento sfruttando la forza del lato sano.  

                                                                                                                                       

Per capire il procedimento, basti pensare a un fiume in piena (lato sano), a una diga (la paralisi) e al lato otre la diga quindi il fiume in secca (lato leso). Il fiume in piena si infrange contro la diga e con tutta la sua forza cercherà di superarla per riempire il fiume in secca. Con lo stesso procedimento la riabilitazione sfrutta il lato sano per stimolare in maniera veloce e intensa la funzione del lato lesionato.

La precocità dell’intervento è essenziale, poiché il tessuto nervoso che compone il nervo facciale ha una capacità di rigenerazione molto lenta quindi abbiamo tempo entro un anno dalla manifestazione patologica per ristabilire un comportamento normale nel volto.

Tendenzialmente la terapia dura dai quattro ai sei mesi con gli incontri che durano per circa un’ora. Con questa durata si possono raggiungere ottimi risultati.

Molto importante, come in ogni approccio riabilitativo, è il lavoro in equipe cioè la collaborazione tra varie figure professionali riguardanti l’iter riabilitativo.                                                                                      

 

Per questo tipo di patologia si lavora a stretto contatto con la logopedia (http://www.fisioterapiabusetto.it/it/le_nostre_prestazioni/prestazioni_mediche/logopedista/) collaborazione che massimizza il lavoro del fisioterapista riportando un recupero completo nella vita quotidiana del paziente.

 

Successivamente a questa fase si andranno a stabilire dei controlli mensili per stabilizzare il lavoro ottenuto e evitando così ricadute.

 

Studio di Fisioterapia e Riabilitazione

Busetto e Pontel S.R.L.

articolo redatto a cura del

Dott. FT Matteo Tempestilli,

Fisioterapista

Data di pubblicazione:29/01/2016

 

News