Per mobilizzazione passiva si intende la mobilizzazione di una o più giunture senza il reclutamento attivo del muscolo. Lo scopo di questa procedura fisioterapica è quello di restaurare le funzionalità perse totalmente o parzialmente, un obiettivo viene raggiunto inducendo nelle giunture movimenti sia funzionali sia accessori.

La mobilizzazione funzionale porta a compiere un insieme di movimenti che sono possibili attivamente (ad esempio nella mano: flessione-estensione, adduzione-abduzione). La mobilizzazione accessoria, invece, produce dei movimenti che l’articolazione può compiere anatomicamente ma che non sono realizzabili attivamente (ad esempio nella mano: spostamento postero-anteriore e antero-posteriore del carpo).

Data la delicatezza delle operazioni coinvolte, la mobilizzazione passiva deve essere praticata esclusivamente da professionisti dotati di adeguate competenze, conoscenze (anatomiche e fisiologiche) ed esperienza, come i fisioterapisti dello studio Busetto & Pontel a Pordenone.

Applicazioni e vantaggi della mobilizzazione passiva

Il trattamento con mobilizzazione passiva agisce su due ambiti differenti. A livello palliativo offre sollievo dal dolore, mentre e a livello funzionale il fisioterapista tenta di raggiungere un ROM (“range of movement”, arco di movimento) adeguato all’obiettivo prefissato e quindi capace di giovare al paziente.

La mobilizzazione passiva produce molteplici effetti positivi. In particolare stimola le cellule perisinoviali, che secernono la sinovia, aiuta il rilascio dei muscoli e, migliorando l’irrorazione, favorisce l’elasticizzazione di alcuni tessuti, soprattutto di tipo connettivo (le cicatrici, i tendini).

Per maggiori informazioni potete contattare il centro di fisioterapia e riabilitazione Busetto & Pontel a Pordenone:

pagina contatti